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I musicanti di Brera

Questo week-end ero a Milano per il Fuorisalone. No, anzi: questo week-end ero a Milano E c’era il Fuorisalone.

Quello che ho capito riguardo questo tipo di eventi è che per essere un vero fico devi:
– dire che ci andrai
– spammare un po’ di guide su tutto quello che ci sarà
– spammare un po’ di guide sarcastiche su tutti quelli che ci andranno
– andare
– criticare sarcasticamente tutto quello che c’è
– spammare un po’ di articoli sarcastici su tutto quello che c’è stato
– dire che non ci andrai più
– tornarci l’anno dopo

fatto.

Detto questo (l’ho scritto solo per aggiungere qualche tag all’articolo) domenica, a Brera, andando a caso consideravo girando per strade – troppo – piene. Uscendo da un tabaccaio vedo un musicista di strada. Mi fermo ad ascoltare, fumando il mio bottino. Premetto che nutro un amore quasi incondizionato per la categoria (con qualche eccezione, certo). Li vedo un po’ come eroi che si occupano della colonna sonora del mondo e provo sempre un profondo senso di gratitudine.
Comunque, stavo lì e questo signore suonava Lennon, i Led Zeppelin, i Dire Straits ed altre cose poco impegnative. Inventava qualche parola ogni tanto ma aveva una bella voce.
Era un uomo di una certa età, jeans, maglietta, fascia sui capelli grigi, chit… ah, aspetta, gli ho fatto una foto. Questo qui.

brera
Accanto a me, oltre a una signora che cercava di vendermi libri su Cristo, c’erano due ragazzi.
– Oh, però, che personaggio.
– Sì, davvero. Ma lo sai che viene sempre qui? Lo conoscono tutti. Girano delle voci strane.
– Tipo?
– Tipo che è andato fuori di testa dopo che la moglie è scappata con un altro e gli ha mollato i figli piccoli. Lei lo odiava perché a lui fregava solo della musica. E se n’è andata con un impiegato. Però poi nessuno l’ha più visto.
– Visto chi
– L’impiegato. Un po’ di tempo dopo salta fuori il cadavere.
– Ma quando
– Ma boh, tipo quindic’anni fa
– E dove scusa.
– Ma che cazzo ne so, da qualche parte, in periferia, vicino a un fiume
– A Milano?
– Vicino
– E quindi?
– Quindi ufficialmente suicidio ma dicono che sia stato lui. Che l’ha ammazzato e buttato nel fiume. Dicono anche che quando va in giro a cantare ogni tanto cambia i testi alle canzoni e così confessa il suo crimine.

“Oddio” penso io.
“Oddio” sembrano pensare le altre persone che adesso fissano il ragazzo invece del musicista.
– Oh cazzo. – Dice l’amico.
Guardo di nuovo il tizio. L’ipotetico omicida. Il cantante assassino. Lo vedo prendere la jeep, guidare fino all’ufficio dell’impiegato, fermarsi. Lo vedo accendersi una sigaretta e quando l’impiegato esce seguirlo a fari spenti e fermarsi accanto a lui. «Sali, dobbiamo fare due chiacchiere». Poi vedo la riva di un fiume, in periferia, da qualche parte. Una pala, un colpo in testa, il corpo nell’acqua.

– Hahahaha figo eh?
– …
– Poteva essere, no?
– Sei coglione.

E se ne vanno. Una signora scuote la testa, una ragazza ride. Io penso che in fin dei conti la verità non mi interessa. Le storie, sempre.

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